L’evoluzione delle conoscenze scientifiche sull’attività preventiva e terapeutica degli alimenti e di loro specifiche componenti ha profondamente mutato la visione tradizionale della dieta come mezzo di sostentamento. Infatti oggi sappiamo che i cibi oltre a nutrire hanno azione pro-infiammatoria o anti-infiammatoria, cosmetica o antiestetica, etc. Inoltre in aggiunta ai cibi “normali” (come li abbiamo sempre intesi) abbiamo a disposizione un numero sempre maggiore di cibi arricchiti di sostanze già in essi normalmente presenti a dosaggi inferiori (es.: patate al selenio), addizionati in sostanze a loro usualmente estranee (es.: yogurt ricchi in fitosteroli), concentrati di nutrienti in perle (es.: acidi grassi omega 3), sostanze naturali lavorate in compresse o pillole (es.: nutraceuticals), etc… E tutti questi “nuovi” alimenti devono essere assunti come se fossero farmaci, avendo indicazioni e controindicazioni precise, dosaggi e modalità di assunzione specifiche, richiedendo spesso un monitoraggio attento degli effetti positivi e non. E’ in questo contesto che diventa fondamentale il controllo MEDICO, anche nella nutrizione.

La nutrizione, inoltre svolge un ruolo fondamentale anche nella PREVENZIONE delle MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Oggi in Italia le malattie cardiovascolari (infarto, ictus, etc.) rappresentano la prima causa di morte ed una delle prime cause di invalidità permanente. Contrariamente a quanto si crede comunemente questo vale sia per gli uomini che per le donne (anche se in età più avanzata).
Oggi conosciamo bene la maggior parte dei fattori che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari
La maggior parte di questi fattori è subdola, e non causa sintomi, lavorando nell’ombra e causando un invecchiamento progressivo dei vasi (aterosclerosi) fino a farsi scoprire quando il paziente esperimenta sulla sua pelle i sintomi dell’angina, dell’infarto, dell’ictus, della zoppia da occlusione dei vasi delle gambe (claudicatio), fino ad arrivare a dover subire interventi chirurgici per riaprire le arterie del cuore, del cervello o delle gambe o addirittura (se il paziente è stato trascurato troppo a lungo) a non poter fare più nulla. In questo caso il risultato può essere un’invalidità irreversibile (ad esempio, l’allettamento dopo un ictus), la demenza o la morte.

Esistono fattori che non possiamo modificare, come ad esempio avere un parente di primo grado (genitori, fratelli, figli) che ha avuto un infarto o un ictus in un’età relativamente precoce (ad esempio, 45-55 anni) oppure avere già avuto un problema cardiovascolare nel passato (ad esempio un infarto, che tende a riproporsi in più del 50% dei casi entro il primo anno dopo l’evento!). Esistono però fortunatamente numerosissimi fattori che è possibile modificare intraprendendo un adeguato trattamento dietetico e comportamentale più o meno associato ad una terapia con farmaci (a seconda della gravità globale del rischio della singola persona).

I fattori di rischio su cui si può intervenire con maggiore successo sono:
• Dieta scorretta (ricca in grassi saturi, colesterolo e zuccheri semplici, povera in fibre, etc.)
• Scarsa o scorretta attività fisica
• Livelli di pressione arteriosa maggiori di 130/85 mmHg (che danneggiano direttamente i vasi)
• Malattie del metabolismo dei grassi (Colesterolo, Trigliceridi, Altro)
• Ridotta tolleranza agli zuccheri e Diabete (pericolosissimo se non ben controllato!!!)
• Sovrappeso ed Obesità (che predispongono al diabete ed aumentano i livelli di pressione e grassi del sangue)
• Alti livelli nel sangue di omocisteinemia (che danneggia direttamente i vasi)
• Alti livelli di infiammazione dell’organismo (ad esempio malattie reumatologiche croniche) • Alti livelli nel sangue di Fibrinogeno e altri fattori che aumentano la probabilità che il sangue si addensi e chiuda i vasi
• Stato ansioso-depressivo (che sforza cronicamente cuore e vasi)
• Dipendenza dal fumo di sigaretta (che determina danno di cuore e vasi sia nel cronico che in acuto! Anche per esposizione passiva!)

E’ stato stimato che la correzione di tutti questi fattori di rischio per le malattie cardiovascolari possa ridurre appunto il rischio di avere un problema cardiaco o cerebrale anche del 75%!

Stili di vita odierni ed alimentazione scorretta hanno contribuito, in maniera importante, allo sviluppo su scala mondiale delle malattie croniche metaboliche di carattere occidentale – sindrome metabolica, diabete, obesità, aumento duraturo del colesterolo circolante (ipercolesterolemia).
La correzione di costumi alimentari errati, in concerto con la terapia medica di professionisti della salute, ripristina i parametri fisiologici risolvendo in maniera duratura il disequilibrio organico. In questa ottica un’alimentazione a basso indice glicemico* dei carboidrati introdotti con la dieta, porta ad un miglioramento delle variabili legate al metabolismo degli zuccheri (glicemia, trigliceridi ematici, insulinemia), la riduzione del peso corporeo e ad un aumento della lucidità mentale dell’individuo.

L’indice glicemico (G.I.): rappresenta la velocità con cui i carboidrati di un alimento, dopo l’ingestione, entrano nel sangue. E’ misurato con una scala di valori da 0 a 100 rispetto ai valori di base di glicemia di un soggetto normale. Alimenti ad alto indice glicemico sono di facile assorbimento, non impegnano la digestione, ma determinano situazioni di mancata fluttuazione di zucchero ed insulina nel sangue con scompensi per l’organismo nel breve, medio e lungo termine.

La ricerca del completo soddisfacimento dei fabbisogni cellulari del corpo rappresenta un obbiettivo primario nella ricerca dello “stato di benessere totale”. I cambiamenti sociali, l’industrializzazione della catena alimentare e le attuali conoscenze biologiche determinano una presa d’atto dell’insufficiente apporto quotidiano dei macro e micronutrienti che costituiscono il carburante ed, allo stesso tempo, il manutentore della cellula umana.

La scorretta alimentazione, i contaminanti ambientali, lo stress, la proliferazione batterica intestinale abberrante determinano, col passare del tempo, uno stato di infiammazione duraturo a livello dell’addome con spiacevoli ripercussioni nella qualità della vita (dolore addominale, ritenzione liquida, flatulenza) e nello stato di salute dell’individuo. Disbiosi test e terapie mirate al riequilibrio intestinale, permettono il miglioramento dei sintomi e una ritrovata vitalità.

Elevate prestazioni atletiche, tempi di recupero ridotti, stress quotidiano ed errata alimentazione rappresentano variabili assolute nella preparazione dello sportivo. Gli specialisti T.O.P. tenendo conto delle specifiche necessità dell’individuo intervengono nel miglioramento delle performance atletiche, coadiuvando il recupero fisico e l’incremento della massa magra, obbiettivi primari dell’atleta evoluto come dell’amatore sportivo.

settore-attività-1 PROFESSIONISTA DI RIFERIMENTO

TRATTAMENTO MASSO-FISIOTERAPICI:

punto-elenco-02  massoterapia classica;

punto-elenco-02  massaggio connettivale;

punto-elenco-02  linfodrenaggio manuale (Metodo Vodder);

punto-elenco-02  cinesi-terapia (pompages, stretching) e rieducazione funzionale.

 

APPARECCHIATURE ELETTROMEDICALI:

punto-elenco-02  laserterapia;

punto-elenco-02  elettroterapia (T.E.N.S., diadinamiche, correnti di Kotz, interferenziali, etc.);

punto-elenco-02  ultrasuonoterpia;

punto-elenco-02  radar terapia.