BITE è un termine diventato di uso comune per indicare una placca, normalmente in resina dura o morbida, da porre tra le due arcate dentarie, al fine di modificarne le relazioni spaziali reciproche, senza modificare in modo permanente i denti e la loro disposizione.
Di regola non sostituisce denti mancanti, ma si aggiunge e si interpone tra quelli preesistenti.

Da comparsa occasionale nella routine delle cure odontoiatriche del passato, è diventato di uso sempre più comune nel trattamento dei disturbi occlusali e posturali.
Attualmente assume un ruolo fondamentale nelle diagnosi e terapie dei disturbi posturali a partenza cranio mandibolare.

Assumendo come criterio il fondamentale comandamento del medico “primum non nocere” si preferisce assicurare il minor danno possibile alle componenti dentali,articolari e muscolari con l’uso di un bite a lungo termine al fine di riequilibrare il sistema cranio-mandibolare e posturale; in seguito, se necessario e sulla base del nuovo equilibrio raggiunto, si potranno effettuare anche i lavori odontoiatrici definitivi (protesi, impianti, ecc…).

La nostra postura è regolata dalle informazioni inviate al cervello dai vari sistemi sensoriali quali occhio, piede ecc…; interagendo con questi sistemi è quindi possibile modificare l’assetto posturale, correggendone gli errori.

Il piede, perciò, prima che organo di movimento, è organo di senso in quanto unica interfaccia tra corpo e suolo:
in esso sono contenuti milioni di sensori chiamati recettori estero-propiocettivi che inviano continuamente al cervello informazioni tattili, pressorie e dolorifiche necessarie per produrre un adattamento posturale.

La SOLETTA PROPRIOCETTIVA sfrutta questa enorme potenzialità sensoriale del piede esercitando piccoli stimoli pressori in punti chiave della pianta del piede.
Tali stimoli vengono somministrati utilizzando piccoli “spessori” (elementi) che vanno da 1 a 3 millimetri e che sono disposti in posizioni ben definite del piede a seconda della correzione che si vuole apportare e delle peculiarità del paziente. Gli elementi non possono superare i 3 millimetri di spessore perché altrimenti verrebbe fornito uno stimolo troppo intenso che il sistema sensoriale del piede non riuscirebbe più a raccogliere.

La posizione strategica in cui vengono collocati gli “spessori” permette di stimolare per via riflessa una determinata CATENA MUSCOLARE (ognuna di esse, come sappiamo, parte dal piede e arriva alla testa!).
Grazie quindi a uno stimolo che parte dal piede, noi possiamo modificare tutto l’assetto posturale attraverso l’attivazione riflessa di specifiche catene muscolari.

Come può uno stimolo così lieve determinare modificazioni così significative?
Perché la postura è un sistema NON LINEARE; non esiste infatti proporzionalità diretta tra stimolo fornito e risposta.

Esempio: Se viene somministrato uno stimolo di intensità pari a 2, il corpo può reagire con una risposta di intensità molto più grande (es. 10) a causa dell’intermediazione del cervello.

Quindi a piccolo stimolo può corrispondere grande modificazione!